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Automatizzare WhatsApp con Zapier, Make e i webhook

In breve
Automatizzare WhatsApp con Zapier o Make significa collegare gli strumenti che già usi — moduli, CRM, e-commerce, gestionali — al tuo numero WhatsApp, così che a ogni evento parta un messaggio. Il meccanismo è trigger e azione: “quando arriva un nuovo lead, invia questo messaggio”. Per i casi non coperti dai connettori pronti ci sono i webhook, che inoltrano qualsiasi evento alla piattaforma WhatsApp via API REST.
Ogni azienda è già piena di eventi che meriterebbero un messaggio WhatsApp immediato: un nuovo contatto da un modulo, un ordine appena pagato, una prenotazione confermata, un pagamento ricevuto. Il problema è che questi eventi vivono in strumenti diversi che non si parlano. Zapier e Make servono esattamente a questo: fanno da collante tra le applicazioni, e con loro puoi far partire un messaggio WhatsApp ogni volta che succede qualcosa, senza scrivere codice. Dove i connettori pronti non bastano, entrano in gioco i webhook. Vediamo come funziona.
Cosa sono Zapier e Make, e cosa c’entra WhatsApp
Zapier e Make sono piattaforme di automazione: collegano centinaia di applicazioni tra loro tramite una logica semplice. C’è un trigger — l’evento che fa partire tutto — e un’azione, ciò che deve succedere di conseguenza. “Nuova riga in un foglio” (trigger) diventa “invia un messaggio WhatsApp” (azione). Collegando il tuo canale WhatsApp a una di queste piattaforme, qualunque evento provenga dagli altri tuoi strumenti può diventare un messaggio.
Cosa puoi automatizzare: tre esempi concreti
Nuovo lead da un modulo
Un potenziale cliente compila un form sul sito o una landing page. Il trigger è l’invio del modulo; l’azione è un messaggio WhatsApp di benvenuto che arriva mentre l’interesse è ancora caldo. Rispondere in pochi minuti, invece che il giorno dopo via email, cambia radicalmente le probabilità di chiudere.
Ordine o pagamento ricevuto
Un ordine entra nel tuo e-commerce o un pagamento viene incassato dal gestionale. Parte in automatico la conferma su WhatsApp, con i dati dell’ordine. Vale anche per il B2B: una fattura saldata può far scattare un messaggio di ringraziamento o l’avvio della lavorazione.
Prenotazione o appuntamento
Una nuova prenotazione su un calendario o un software di booking fa partire la conferma immediata e, più avanti, il promemoria. Un flusso del genere riduce le mancate presentazioni senza che nessuno debba ricordarsi di scrivere.
Questi tre sono solo i più comuni, ma il principio si estende a qualunque evento abbia un valore: un cliente che lascia una recensione negativa e va contattato subito, un abbonamento in scadenza, un prodotto tornato disponibile a magazzino. Ogni volta che oggi ti accorgi di un evento con ritardo — guardando una dashboard o aprendo una mail — c’è un’automazione che potrebbe avvisarti o avvisare il cliente nell’istante in cui accade.
Quando servono i webhook (e cosa sono)
I connettori pronti di Zapier e Make coprono moltissime applicazioni, ma non tutte. Quando lo strumento che usi non ha un connettore dedicato, entra in scena il webhook: un messaggio che la tua applicazione manda a un indirizzo (URL) ogni volta che si verifica un evento. La piattaforma WhatsApp espone un endpoint via API REST in grado di ricevere quel messaggio e trasformarlo in un invio. In pratica, qualsiasi sistema capace di chiamare un URL può attivare un messaggio WhatsApp, anche senza un’integrazione preconfezionata.
Lo schema è lo stesso che regge le integrazioni dirette: un evento genera una chiamata, la chiamata diventa un messaggio. I webhook sono semplicemente la versione universale di questo principio, utile quando vuoi collegare un gestionale interno, un software verticale o un’applicazione su misura.
Zapier o Make: quale scegliere
Le due piattaforme fanno cose simili, con qualche differenza di stile. Zapier punta sulla semplicità: un’interfaccia molto guidata, un catalogo enorme di applicazioni e automazioni che si costruiscono in pochi passi, ideale per chi vuole partire senza curva d’apprendimento. Make (un tempo Integromat) offre uno scenario più visuale, con flussi ramificati, filtri e logiche condizionali più sofisticate, e tende a costare meno sui volumi alti. La scelta pratica è questa: se le tue automazioni sono lineari — un evento, un messaggio — Zapier è più che sufficiente; se hai bisogno di percorsi a più rami, condizioni e molte operazioni, Make ti dà più margine. In entrambi i casi il collegamento a WhatsApp segue la stessa logica di trigger e azione, e i webhook restano disponibili come via universale.
Come impostare l’automazione, passo per passo
Il percorso è quasi sempre identico, sia su Zapier sia su Make.
- Scegli il trigger: l’evento di partenza (nuovo lead, ordine, prenotazione) nell’app che lo genera
- Collega il canale WhatsApp come azione, autorizzando l’accesso alla piattaforma di messaggistica
- Componi il messaggio: testo fisso più variabili che arrivano dal trigger, come nome o numero d’ordine
- Usa un webhook se l’app di partenza non ha un connettore pronto: inoltri l’evento all’endpoint API REST
- Prova il flusso con un evento reale e verifica che il messaggio arrivi corretto
- Attiva: da quel momento l’automazione gira da sola
Con SendApp colleghi le tue automazioni Zapier o Make al numero WhatsApp dalla sezione integrazioni, e per i casi su misura usi i webhook e le API REST per far partire un messaggio da qualsiasi evento. E se vuoi che la conversazione prosegua da sola dopo il primo messaggio, SendApp Agent risponde al posto tuo, addestrato sui tuoi contenuti.
Best practice per automazioni che funzionano
- Invia solo a chi ha dato il consenso: anche un messaggio automatico deve rispettare il GDPR e l’opt-out
- Personalizza con le variabili del trigger: un messaggio anonimo vale molto meno
- Tieni un solo obiettivo per messaggio: una sola azione chiara, non tre richieste insieme
- Aggiungi un filtro quando serve: non ogni evento merita un messaggio, evita di intasare il cliente
- Presidia le risposte: un’automazione che apre conversazioni ha bisogno di qualcuno (o di un’AI) che risponda
- Controlla i log: Zapier, Make e la piattaforma WhatsApp mostrano cosa è partito e cosa no
Automatizzare WhatsApp non richiede un reparto IT: con Zapier o Make colleghi gli strumenti che già usi e fai partire un messaggio a ogni evento che conta, mentre i webhook e le API REST coprono tutto il resto. Il valore non sta nel mandare più messaggi, ma nel mandarli al momento giusto — quando il lead è caldo, l’ordine è appena entrato, la prenotazione va confermata — senza che nessuno debba farlo a mano. Conviene partire da una sola automazione, quella con il ritorno più evidente per la tua attività, vederla funzionare per qualche settimana e poi aggiungere le altre una alla volta, misurando ogni passaggio.
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Redazione SendApp
Il team che costruisce SendApp: scriviamo di WhatsApp marketing, API ufficiali Meta e automazioni partendo da quello che vediamo funzionare ogni giorno sulla piattaforma, usata da oltre 30.000 aziende.